La lunga mano dei Sarno sulla città
venerdì, 1 maggio 2009
Napoli è nelle mani del Clan Sarno. Lo sostiene il prefetto Alessandro Pansa, secondo cui il clan detiene il predominio assoluto del territorio con il controllo dello spaccio della droga e del racket.
Il nuovo equilibrio del potere camorristico a Napoli si divide tra i Sarno di Ponticelli e gli Spagnoli scissionisti di Secondigliano.
Al centro del potere delle due fazioni che controllano la città c’è il narcotraffico. La droga giunge dal porto di Salerno e dal casertano, ma entra a Napoli solo passando dalle mani di uno dei due clan egemoni.
Gli Scissionisti hanno annichilito il Clan Di Lauro durante le faide di Scampia, ma è poco chiaro come i Sarno – feroce esercito criminale dedito all’occupazione abusiva delle case popolari – siano diventati il clan più potente del Napoletano.
Due sono le ipotesi avanzate dagli inquirenti. Secondo gli investigatori, i Sarno si sono estesi in tutta la città concedendo uomini e manodopera criminale ai clan alleati. Si tratta di uomini di fiducia, killer e spacciatori.
Il clan non vuole essere pagato per questo prestito, ma pretende percentuali sui ricavi di droga e racket. Inoltre, vuole avere voce in capitolo su ogni decisione che venga presa nelle zone di influenza delle famiglie amiche.
In questo modo i Sarno si sono estesi in tutta Napoli. Ramificazioni del clan sono state segnalate ai Quartieri Spagnoli e Mergellina, senza contare che – annientando militarmente ed economicamente i Mazzarella – ora il clan ha il controllo della zona portuale, di Forcella, fino al centro storico.
Sul versante Vesuviano, i Sarno hanno conquistato Santa Anastasia e Pollena, annientando i Panico. Sono riusciti a mettere in ginocchio i Vollaro di Portici – nonostante l’azione di contrasto all’illegalità operata dal Sindaco Cuomo, ora l’influenza dei Sarno nel Comune è più alta di quella dei Vollaro. San Giorgio e San Sebastiano sono diventati feudi del Clan a tutti gli effetti.
La strategia del piazzare uomini nelle zone dei clan rivali spiega l’espansione del clan, ma non fornisce dati sufficienti a comprendere la successiva colonizzazione militare di queste zone. Da dove vengono i soldi che il clan ha dovuto investire nella silenziosa guerra contro i Mazzarella e nella monopolizzazione del mercato della droga?
In pochi ne parlano, ma è ancora viva l’ombra degli interessi della camorra nella rivolta contro i Rom di Ponticelli che – nell’aprile 2008 – portò all’esilio dal quartiere delle popolazioni “nomadi”.
Sui terreni su cui i Rom stanziavano dovevano cominciare entro agosto i lavori di costruzione del C.I.S. di Ponticelli. I rom bloccavano l’avvio dei lavori e l’erogazione dei fondi comunali.
Via i Rom, via libera ai fondi.
Ad un anno di distanza, dei lavori previsti non si vede nemmeno un cantiere. In compenso, i Sarno hanno annientato tutti i rivali e messo sotto controllo militare tutte le zone nevralgiche di Napoli.
Gli investigatori temono una grossa guerra di Camorra, ai livelli di quella che lastricò di sangue le strade di Scampia. Nei Quartieri Spagnoli, i Sarno stanno aiutando i Riccio a scontrarsi con i Mariano.
Nelle zone centrali di Napoli, il controllo militare dei Sarno è diventato inviolabile. Ciro Fontanarosa – diciassettenne trucidato con sette colpi di pistola – probabilmente aveva fatto un terribile sgarro al clan colonizzatore: aveva rubato in un supermercato senza il loro consenso.
I Sarno sono diventati una potenza paragonabile alla Nuova Camorra Orgnizzata di Cutolo. Lo testimonia il fatto che in pieno marzo, Vincenzo Sarno abbia radunato cinquanta boss di Napoli a Montecarlo. In un albergo del Principato, gli “uomini d’onore” hanno discusso del nuovo assetto di potere che controlla Napoli.
Dopo gli arresti degli ultimi due boss latitanti dei Sarno, Vincenzo e Giuseppe, è chiaro che il clan ha dei nuovi boss – sconosciuti alle forze dell’ordine. I “vecchi” Sarno sono stati probabilmente venduti per far spazio alle nuove generazioni. Si tratta dei killer spietati che prima facevano parte della carne da cannone usata durante la faida contro i De Luca Bossa.
Sui nuovi assetti del clan e sul prezioso business dell’occupazione abusiva delle case comunali sta indagando il pool di magistrati comandati dal procuratore aggiunto Sandro Pennasilico, coordinatore delle inchieste anticamorra assieme ai colleghi Federico Cafiero De Raho (impegnato soprattutto sul fronte anticasalesi) e Rosario Cantelmo (sue le indagini su faide e traffici vesuviani).
Indagano i pm Sergio Amato, Barbara Sargenti, Stefania Castaldi, Luigi Cannavale, Michele Del Prete.
Con l’arresto di Vincenzo e Giuseppe Sarno era già chiaro che il potere del Clan arriva fino a Roma, con i nuovi equilibri le cose potrebbero cambiare e una nuova faida campana potrebbe tornare a far spargere sangue.
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